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Sarcofago Romano

A cura di Alberto Demarchi

immagine ingrandita Sarcofago Romano (apre in nuova finestra) In via Gallarini, nel cortile della casa di proprietà Contini-Dessilani, si trova un'urna in granito, usata da tempo immemorabile come abbeveratoio di cavalli e di mucche.
Attualmente è collocata nel mezzo del cortile su due piedistalli in pietra. L'urna funeraria è di forma rettangolare in granito, senza fregi laterali né dorsali entro le cornici della facciata anteriore e presenta un'iscrizione in cartiglio ansato nella faccia anteriore. Misura 0,60 x 0,75 x 1,64 m esternamente e 0,45 x 0,65 x 1,35 m internamente.
Il lato corto interno, a sinistra, è semicircolare. In alcune vecchie fotografie conservate presso l'Archivio di Stato di Novara, Fondo Fumagolli, si legge molto chiaramente il testo dell'iscrizione nel cartiglio:


DM
L LUPERCI LF VRVSI VI VIR AVG
CIVI...HELVETIORUM NEGOT
IATORIS Vt EN...AR CISALPINI Et TRN S
VL DENIOVI LEG COLLEGI MNLMV N


Ripetute nelle anse DM (Diis Manibus = Dei Mani). Le lettere DM indicano che si tratta di un'urna funeraria. Gli Dei Mani erano le anime dei Trapassati, divinizzate, onorate con libagioni di acqua, vino, latte e con sacrifici nella festa dei Morti del 21 febbraio.
Il soggiorno degli Dei Mani era nel mondo sotterraneo.
Secondo l'epigrafe scolpita sul sarcofago romano si tratta dell'urna funeraria di un seviro augustale. I seviri augustali erano sacerdoti addetti al culto imperiale, la cui nomina era di competenza dell'autorità civile, mentre i seviri non augustali, cioè non sacerdoti, costituivano una magistratura municipale.
Questo seviro augustale di nome Luperci o Iupercus, personaggio di molto riguardo, potrebbe essere stato un cittadino romano resosi benemerito e che in premio avesse ottenuto proprietà terriere a Fara.
La lettura dell'iscrizione "Civis Helvetiorum Negotiatoris" si può ritenere esatta. L'iscrizione non dice in quale merce egli negoziasse, tuttavia nulla vieta di pensare, data la zona in cui venne trovata l'urna funeraria, che egli sia stato un commerciante di generi agricoli o di vini, in quei tempi tanto apprezzati dai cisalpini.
Il consumo di vino era così alto da indurre Domiziano ad emanare l'ordine che in tutte le provincie si dovessero distruggere almeno la metà delle viti. L'urna descritta può essere assegnata alla seconda metà del Il secolo, in quanto il sovrintendente Carducci, nel volume indicato in bibliografia, scrive a pagina 267 che gruppi di due lettere (nel nostro caso DM) fusi in un'unica sigla permettono di datare i sarcofagi verso la metà del Il secolo dopo Cristo.


Logo Provincia di Novara Tratto da:
" Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Paesi fra Collina e Sesia - Vol. 8
"
Provincia di Novara - 1995


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